Perù 2025
Tingo Maria
EXPEDICON ESPELEOLOGICA
ITALO-PERUANA
TINGO MARIA 2025
L’idea di una pre-spedizione esplorativa nella zona della selva peruana a Tingo Maria, in prossimità della Cueva de Las Lezuchas, nasce riprendendo in mano una precedente esplorazione di speleologi del GS CAI Fabriano condotta nel 2004.
In quell’anno un gruppo dei tre speleologi, Mariani, Quaresima e Ferroni, si recarono in questa zona per fare da supporto ad una attività di campionamento di speleotemi, utili a studi paleo-climatici condotti da Martin van Breukelen della Libera Università di Amsterdam, a seguito di alcune risalite “improvvisate” e non programmate all’interno della Cueva e Las Lezuchas, scoprirono e documentarono un grande salone dove erano intuibili ed ipotizzabili evidenti prosecuzioni della grotta. Per mancanza di tempo e di materiale tecnico a loro disposizione, interruppero la loro esplorazione con l’idea di tornare in futuro.
Veduta panoramica
dalla selva
Ingresso grotta
turistica Cueva de
Las Lezuchas
Ingresso Cueva visto
dalla selva
Dopo molti anni un nuovo gruppo, coordinato sempre da Mariani, decide di ritornare in questa grotta per cercare di proseguire oltre, attraverso nuove risalite, e per effettuare esplorazioni a più ampio raggio nella zona circostante.
La Cueva de Las Lezuchas (Grotta dei Gufi) è una grotta utilizzata da tempo per una intensa attività turistica ed è una rinomata attrazione locale.
E’ situata in prossimità di Tingo Maria, una piccola cittadina considerabile come una vera e propria porta di accesso della selva peruana e della foresta amazzonica che si estende per migliaia di km ad est da essa. .
La Grotta della Lezuchas (Grotta dei Gufi) è nota, e frequentata da tempo, dalla popolazione locale.
Fu il naturalista lombardo Antonio Raimondi, nella seconda metà dell ‘800, il primo vero esploratore a descrivere la Grotta dei Gufi (in realtà guaciari) nel suo diario di viaggio. Un territorio complicatissimo da percorrere ancora oggi, quello peruviano, che Raimondi, nella seconda metà dell’800, percorre a piedi, cavallo, in barca e su ogni mezzo possibile per raccogliere testimonianze, appunti, disegni e documentazione, riportando con sé oggetti come minerali, piante, insetti e fossili.
Raimondi descrive le rovine della capitale Inca, arriva a Cusco, esplora il lago Titicaca e approda nella regioni più remote del Paese, divenendo con i suoi studi, le sue osservazioni e le sue scoperte, uno dei maggiori conoscitori di questa terra.
Fu senza dubbio il più noto scienziato del Perù nella seconda metà del XIX secolo. La sua personalità, come i suoi meriti intellettuali, furono validi per essere riconosciuto come membro illustre delle più importanti associazioni scientifiche del mondo. Fu nominato membro onorario della Reale Società Geografica di Londra, della Società italiana di Antropologia, Etnologia e Psicologia Comparata e della Società Geografica di Parigi.
Fu, inoltre, onorato in Perù ancor quando era in vita, con il titolo di Dottore in Scienze Naturali e nominato Professore Onorario della Facoltà di Medicina di Lima per gli studi condotti e le varie consulenze fornite alle autorità peruviane.
I suoi resti riposano nel cimitero Presbitero Maestro di Lima, nel Mausoleo edificato in suo onore.
Per un gruppo di speleologi italiani avere, ancora oggi, la possibilità di condurre nuove esplorazioni in un territorio toccato e documentato oltre 150 anni fa da un loro illustre connazionale, è sicuramente qualcosa di estremamente suggestivo e stimolante.
La grotta, e l’area carsica dove è situata, in questo lungo periodo che va dalle prime osservazioni di Raimondi ed arriva sino ad oggi, è stata oggetto di diverse altre visite conoscitive ed esplorazioni.
I membri britannici dell’Imperial College Caving Club (ICCC) di Londra visitarono la prima parte della grotta nel 1972.
Nello stesso anno, una spedizione dell’Università Nazionale Agraria della Selva (UNAS) di Tingo Maria, esplorò la grotta e ne effettuò un rilievo parziale.
Nel 1973, i membri spagnoli del Gruppo di Esplorazione Sotterranea del Club Alpino di Barcellona (Club Montanes Barcelones), completarono un primo rilievo completo della caverna.
In seguito numerose spedizioni visitarono la grotta, un classico del Perù, nonostante l’alto rischio di contrarre l’istoplasmosi, malattia respiratoria legata alla presenza della numerosa colonia di guaciari (già segnalati dal Raimondi) presente all’interno della caverna di ingresso e in cui questi volatili nidificano.
Gruppi francesi visitarono successivamente la grotta, il GSBM durante la spedizione Perù 79 e il CBIS durante la spedizione Perù 82.
Ultima documentazione disponibile è quindi il rilievo rifatto da Mariani, Quaresima e Ferroni nel 2004, dopo le loro risalite di quell’anno e la scoperta di un nuovo grande salone dove interruppero l’esplorazione.
LA LEGGENDA DE LA DURMIENTE
Riprendendo in mano una vecchia carta geografica molto dettagliata dell’area di Tingo Maria, vecchie diapositive e ricordi e racconti della prima esperienza fatta da Mariani, Quaresima e Ferroni, un nuovo gruppo decide di partire nel giugno 2025, per tentare nuove battute di ricerca nella zona e riprendere le risalite interrotte nel 2004.
La Grotta della Lezuchas che, come detto, apre il suo ingresso in prossimità dell’abitato di Tingo Maria, si trova a quota 730 m di altitudine, all’interno del Parque Nacional Tingo Maria, un parco nazionale peruviano istituito nel 1965. Essa presenta un grande portale di accesso di circa 20 x 30 m, che si trova quasi alla base di un versante di un massiccio con evidenti affioramenti calcarei. Il massiccio è costituito da più cime di montagne denominate monti della Bella Durmiente.
Il nome deriva da una antica leggenda, ancora narrata nelle comunità locali della selva, che trae origini dal profilo visivo che questi monti offrono se osservati da Tingo Maria; essi infatti, dalla prospettiva visiva che la cittadina offre, assomigliano fortemente ad un corpo femminile disteso e con il viso rivolto verso il cielo.
La leggenda della Bella Addormentata di Tingo María racconta la tragica storia d’amore della principessa Nunash e del guerriero Cuynac (o Kuyak). Nunash è una principessa locale e Cuynac un principe proveniente da altrove; essi si innamorano nella foresta pluviale amazzonica peruviana e danno vita ad una storia d’amore non approvata dal padre di Nunash. I due amanti, di fronte all’opposizione del padre rispetto al loro amore, decidono di fuggire nella giungla e si trasformano magicamente per non farsi riprendere, rimangono però intrappolati in forme eterne: Cuynac come puma (o roccia/collina) e Nunash, successivamente e dopo essere tornata a cercarlo, che si addormenta accanto a lui per sempre, rimane imprigionata sotto forma della sagoma della montagna che domina la città.
Per sfuggire alla persecuzione del padre (a volte descritto come uno stregone o un dio) Nunash usa il suo potere per trasformare Cuynac in un puma e se stessa in una farfalla blu e fuggono via, insieme, nella selva.
Raggiunto un luogo sicuro tentano di tornare alle loro forme umane ma solo Nunash ci riesce. Cuynac rimane pietrificato o trasformato in roccia con le sembianze di puma (a seconda delle versioni).
Stanca di vagare nella selva per cercare il suo amato, Nunash, si stabilisce sulla collina dove Cuynac giace pietrificato o smarrito.
In sogno Cuynac chiede a Nunash di rimanere con lui per sempre, lei accetta e non si risveglia; il suo corpo disteso diventa la montagna conosciuta oggi come Bella Durmiente, Il massiccio che assomiglia, nel profilo, a quello di una donna addormentata e che si può ammirare da Tingo Maria.
Questa leggenda, storia di amore eterno e di sacrificio, entrata a far parte del folklore amazzonico peruviano e spiega l’origine del nome di queste montagne, simbolo naturale di Tingo Maria.
NUOVE OSSERVAZIONI
Osservando le immagini satellitari, oggi molto ben definite, dell’area del parco e del massiccio della Durmiente, sono evidenti molte forme carsiche superficiali e profonde ed ampie doline sparse un po’ su tutta l’area sommitale dello stesso; queste ultime sono anche ben indicate con isoipse depressive nella vecchia carta geografica riportata dopo la prima esplorazione del 2004.
Molto evidente anche una grande valle cieca che, al margine opposto del massiccio montuoso ed a circa 5 km linea d’aria dall’ingresso della Lezuchas, presenta un grande inghiottitoio, il Rio Santa (già documentato e descritto come occluso e impenetrabile) in cui un corso d’acqua si inabissa all’interno del massiccio della Durmiente.
Nel versante opposto e alla base del massiccio, circa 50 m di quota più in basso dell’ingresso della Grotta della Lezuchas, riemerge un grande corso d’acqua sotterraneo denominato Rio Perdido che, già decenni fa, è stato ipotizzato come una possibile grande risorgenza del sistema idrogeologico sotterraneo e che può essere molto verosimilmente collegato ai flussi che si inabissano presso il Rio Santa.
Il Rio Perdido, dopo un brevissimo tratto percorso alla luce del sole, confluisce nel Rio Monzon, proprio pochi km prima che quest’ultimo, a sua volta, confluisca, all’interno della città di Tingo Maria, nel grande imponente fiume Rio Huallaga.
Il Rio Monzon, che scorre perpendicolarmente al versante del massiccio della Durmiente dove è situato l’ingresso della Lezuchas, forma in questa zona un ampio canyon che vede sul versante opposto l’innalzarsi di un altro ampio massiccio dove sono presenti altre grotte conosciute e dove si trova, alla base dello stesso ed in prossimità della riva del Rio Monzon (e della strada che si sviluppa affianco al suo corso e che collega Tingo Maria con la Grotta della Lezuchas), un centro termale turistico che utilizza acque sulfuree, fredde, che riemergono dal sottosuolo proprio in questo punto. Da queste osservazioni è quindi ipotizzabile che, la formazione di queste grotte in quest’area, sia collegata a questa presenza ed a possibili fenomeni ipogenetici.
Non resta che partire per verificare tutto ciò di persona e dare sostanza alle suggestioni.
CONTATTI E RICHIESTE AUTORIZZAZIONI
Effettuate le prime ricerche su eventuali pubblicazioni speleologiche esistenti e relative alla zona, per conoscere le eventuali attività di svolte in passato nell’area, e verificato che le attività, di cui abbiamo trovato testimonianza, non avevano interessato la zona se non per brevi e occasionali periodi, decidiamo di avviare i contatti con un gruppo speleologico peruviano, l’ECA di Lima, per richiedere loro ulteriori informazioni e collaborazione su una eventuale attività esplorativa.
Avviamo una corrispondenza con James Apastegui, presidente dell’ECA, che si dice entusiasta e disponibile a partecipare insieme ad alcuni membri del suo gruppo, ad una eventuale attività esplorativa e ci conferma che tali attività nella zona sono state esigue e sporadiche.
Ci conferma inoltre, dall’alto della sua esperienza di geologo e ricercatore dell’Istituto Geografico del Perù, che la zona è sicuramente rilevante dal punto di vista carsico e promettente dal punto di vista speleo-esplorativo.
James, e il suo gruppo, offrono disponibilità ad occuparsi di tutte le autorizzazioni necessarie; varie richieste da avanzare, sia al Parco che alle autorità locali, per effettuare le ricerche esplorative che sono nei nostri interessi.
Si offrono inoltre di collaborare alle varie attività di logistica della spedizione e di partecipare alle attività durante i giorni della stessa.
Espletate tutte le pratiche burocratiche necessarie, grazie al considerevole e fondamentale supporto di James e degli altri ragazzi dell’ECA, otteniamo il permesso ad effettuare le nostre esplorazioni ricevendo richiesta, da parte del Parco, di contraccambiare tale loro disponibilità attraverso qualche giornata di formazione speleologica destinata alle proprie guide e ai loro collaboratori locali; accettiamo ovviamente di buon grado.
Non resta che acquistare i biglietti aerei e partire.
EXPEDICION ESPELEOLOGICA
ITALO-PERUANA 2025
Il gruppo di speleologi, composto da tredici elementi, si ritrova all’aeroporto di Fiumicino il giorno 14 giugno. La partenza è prevista per le ore 18.30.
Purtroppo, per una non ben motivata cancellazione del volo aereo, rimaniamo bloccati a terra e veniamo alloggiati presso un hotel a Roma in attesa di essere ricollocati su un prossimo volo disponibile.
Inizia così un odissea che dura per ben tre giorni e che ci permette, dopo varie peripezie, tra viaggi in voli separati, scali sparsi per l’Europa e fuso orario, di poter arrivare a Lima alle 16.00 del giorno 16 giugno. Riusciremo a ricompattarci tutti solamente intorno alle 18.00 ore locali.
Ad attenderci Pedro e Nathalie del gruppo dell’ECA e una nuova brutta sorpresa, un bagaglio non è giunto a destinazione, manca all’appello quindi un po’ di materiale, qualche corda e degli attacchi ma, soprattutto, il secondo trapano portato.. dovremo arrangiarci per qualche giorno, almeno fino a quando il bagaglio non ci sarà consegnato a destinazione dalla compagnia aerea (speriamo).
Il programma prevede che, alle 20.30, dobbiamo prendere un bus che, viaggiando tutta la notte e attraversando un passo ad oltre 4900m di altitudine, ci porterà aldilà delle Ande e a destinazione.
Il viaggio è estenuante e senza alcuna sosta, una vera e propria prova di forza per le nostre vesciche, percorso su strade tutt’altro che comode e assestate.
Arriviamo alle ore 8.30 del mattino a Tingo Maria; ad attenderci una leggera pioggerellina e la confusione quotidiana di questa vivace cittadina circondata dalla maestosa e lussureggiante selva pluviale.
Il tempo di rifocillarci con una colazione/pranzo e di sistemare il materiale comune e possiamo finalmente riposare un po’.
In serata ci raggiungono James e il resto del gruppo peruviano partiti da Lima il 17 mattina in auto, arriveranno con uno pick-up che sarà utile alle varie attività e agli spostamenti dei giorni successivi.
Con un briefing collettivo riprogrammiamo le attività, da svolgere nei giorni successivi, al netto dei ritardi e degli imprevisti accorsi.
ESPLORAZIONI
18 Giugno
Il giorno 18 intorno alle 8.30 del mattino ci rechiamo tutti alla Grotta della Lezuchas, sarà occasione per incontrare le guide locali, visitare la grotta conosciuta e vedere il punto dove le esplorazioni del 2004 si erano arrestate.
Consapevoli che i giorni a nostra disposizione prima del rientro non sono molti, decidiamo di avviare subito le attività.
Dopo un breve incontro conoscitivo con Emiliano, il responsabile delle guide del Parco, e alcuni suoi collaboratori presenti all’ingresso biglietteria della grotta turistica, decidiamo di dividerci in quattro gruppi, ognuno sarà impegnato in un’attività differente.
Una prima squadra di punta entra subito in grotta per cercare la strada percorsa nelle vecchie risalite fatte nel 2004.
Un secondo gruppo si dedicherà invece a rifare il rilievo della grotta, dall’ingresso sino al salone terminale, punto in cui si conclusero le esplorazioni nel 2004 e dove dovremmo riprendere le risalite.
Un terzo gruppo si dedicherà ad un training ad alcuni degli amici peruani dell’ ECA.
Tra loro ci sono infatti alcuni elementi che sono alle primissime armi; accodato alla squadra di punta questo gruppo si occuperà quindi di assettare gli armi delle corde di progressione e di seguire gli amici peruani nella progressione.
Un ultimo gruppetto, infine, si recherà a visionare una grotta situata nella selva, un po’ più in alto dall’ingresso della Lezuchas, indicataci dai guardia parco e conosciuta da tempo, che viene nominata Cueva 2.
La Grotta della Lezuchas si apre con un ampio portale su un ripido pendio nella selva. Al suo interno una notevole colonia di guaciari che nidificano sulle pareti e accompagnano i visitatori con il loro stridulo gracidare.
La parte turistica si sviluppa su una passerella di legno che è sollevata di circa mezzo metro dal pavimento della grotta, e in cui sono accumulati decine di centimetri di guano e residui organici di cibo di cui si nutrono questi volatili.
Tutto questo materiale, composto da noccioli vari e feci, fa da substrato fertile e utile per un brulicare di forme di vita impressionante. Esso si estende, con accumuli anche di svariati decine di centimetri, per ogni angolo della grande galleria iniziale della grotta.
Per procedere oltre si è costretti ad attraversarlo, camminandoci su, sino ad un primo grande salone, a circa 300 m dall’ingresso, dove questo non risulta più presente in maniera massiccia.
In mezzo al salone un fluente stillicidio, proveniente dall’alto da un nero camino che risale per circa 120 m, permette di lavare un po’ scarpe e tute protettive.
La passerella turistica si interrompe infatti a circa metà della grande galleria iniziale su un belvedere delimitato da una balaustra. Attraversarla significa affondare gli scarponi, e sporcarsi inevitabilmente, in questa enorme massa di materia organica non troppo umida, dove migliaia di insetti e forme di vita di ogni tipo trovano sostentamento in abbondanza.
I giorni di esplorazione successivi ci obbligheranno ad attraversare molte volte questo tratto, per questo motivo abbiamo portato con noi centinaia di mascherine FFP2 da mettere, ad ogni passaggio, per evitare problemi respiratori.
La squadra di punta impiegherà un po’ di tempo a ritrovare la vecchia strada e i vecchi spit messi; questi ultimi, in particolar modo, risulteranno molto sporadici, segno che era stata davvero una arrampicata ardita quella del 2004!!!
Solamente nel primo pomeriggio la squadra riesce a raggiungere il grande salone, dove si arrestarono le esplorazioni oltre venti anni fa, e può finalmente iniziare una nuova risalita.
A tardo pomeriggio tutti i gruppi riescono a raggiungere il grande salone da dove riprenderanno le esplorazioni.
Quando arrivano gli ultimi la squadra di punta ha già attaccato le risalite successive; arrampicando su una grande colata calcitica dove, dal basso, si scorge una evidente possibilità di prosecuzione e si può percepire un passaggio d’aria, si procede in artificiale per risalire una cengia che si innalza di circa 30° verso la volta superiore e dove sembra intuirsi l’inizio di una galleria.
Ci ricongiungeremo tutti solo in serata quando, finalmente, potremo cenare e fare il punto della situazione.
Le risalite non sono terminate, la grotta continua a salire e di molto, il rilievo non è stato completato, un gruppo dovrà occuparsi di questo ancora, Cueva 2 si è rivelata un grande antro alto circa 12 metri con un paio di ingressi e un ramo fossile di circa 70 metri, va sicuramente rilevata e documentata.
Le guide locali ci parlano anche di una terza grotta che dovrebbe essere ancora più in alto rispetto a quelle già viste. Non resta che programmare le attività e i gruppi per il giorno successivo.
19 Giugno
Dopo una sostanziosa colazione con riso, pollo, avocado e uova, raggiungiamo nuovamente la Lezuchas e iniziamo le attività.
Ci dividiamo nuovamente in tre gruppi che avranno tre obiettivi distinti. Una squadra di punta si concentrerà sulla risalita interrotta. Un secondo gruppo si occuperà ancora del rilievo e di fare fotografie della grotta. Un terzo gruppo, accompagnato da tre guide che ne conoscono l’esatta ubicazione nella selva, cercherà di raggiungere la terza grotta segnalata ed eventualmente si occuperà della documentazione di questa e di foto e rilievo della Cueva 2.
La squadra di punta, dopo diversi metri di risalita, si arresta su un’ampia frattura che, dopo alcuni metri ancora, inizia a stringere e chiude inesorabilmente. Il flusso d’aria avvertito più in basso fa perdere le sue tracce. Il salone è comunque molto grande, va tentata sicuramente un’altra strada.
Il gruppo di rilievo procede sino al grande salone e fotografa, tentando di restituire giustizia ai grandi spazi e alle grandi gallerie attraversate.
Il terzo gruppo, accompagnati dalle guide Emiliano e Jefferson, e seguendo il passo sicuro di un’altra guida locale, Gerardo, che conosce molto bene la zona e si fa largo a colpi di machete su ripido pendio nella selva, raggiunge la terza grotta. Arrivati all’ingresso Gerardo racconta di una ulteriore ingresso più in alto.
La grotta, che viene chiamata Cueva Bella, è un grande salone che presenta, anch’esso come la Lezuchas, grandi accumuli di guano. Ha un ingresso largo circa un metro da cui esce un notevole flusso di aria fredda, entrando e scendendovi per circa 4 metri ci si trova in un grande salone che prosegue con un’ampia galleria che termina, dopo qualche decina i metri, su un tappo di fango. L’ampio salone ha anche un grande sfondamento su una parte della volta, da esso si intravede la vegetazione esterna. E’ sicuramente l’ulteriore ingresso di cui ci parlava la guida.
Si decide di raggiungerlo risalendo ancora un po’ per il pendio, tra fitta vegetazione in cui Gerardo fa strada col suo machete.
Raggiunto ci affacciamo dalla cengia che contorna il grande sfondamento e dà visuale sulla grotta sottostante vista precedentemente.
Dal lato opposto della cengia, attraverso una evidente frattura che risale, si può intuire una possibile prosecuzione della grotta, occorrerà però procedere anche qui arrampicando in artificiale. Resta il mistero del freddo flusso d’aria avvertito dal piccolo ingresso più in basso. Si deduce che non può certo essere aria che entra da questo sfondamento quella che esce più in basso, è veramente troppo fredda ed è davvero troppo poco il tragitto che essa percorre per potersi raffreddare così tanto, deve esserci un passaggio altrove nel salone.
Il gruppo, dopo aver rilevato Cueva 2, nel pomeriggio decide di rientrare e attendere gli altri mettendo qualcosa sotto i denti nella zona antistante l’ingresso biglietteria.
In un piccolo ristoro vengono avvicinati da un amico della proprietaria, che presentandosi come una guida del Parco, chiede informazioni sulle nostre attività. Il suo nome è Alex, in questi giorni precedenti la festa di San Juan è in ferie ci dice.
San Juan è una festa molto sentita presso le popolazioni della selva e in particolar modo qui a Tingo Maria; in questo periodo molte persone confluiscono qui, a Tingo Maria, per festeggiare questa ricorrenza.
Alex ci spiega che, comunque, parteciperà al corso di formazione che faremo nei giorni successivi ed è molto entusiasta di questa opportunità. Ci racconta inoltre che conosce un altro grande ingresso sulla sommità del massiccio. Chiediamo se è a conoscenza se esso sia mai stato esplorato e se egli stesso sa come arrivarci. Ci dice che nessuno è mai stato li, e che è stato visto solamente da lontano osservandolo da un punto leggermente più in alto. Chiediamo se sia disposto ad accompagnarci. Alex accetta e ci spiega che ci vorranno 4/5 ore di cammino per raggiungerlo. Ci accordiamo per andare la mattina successiva.
Riuniti tutti in tarda serata, prima di andare a cena, riprogrammiamo nuovamente le nostre attività.
20 Giugno
Nel briefing serale ci dividiamo ancora in 3 gruppi. Si decide di far rifiatare (si fa per dire) il gruppo risalite ed interrompere per un giorno questa attività. Ci dedicheremo quindi in un po’ di ricerca in battute esterne.
Un gruppo, guidato da Alex, tenterà di raggiungere l’ingresso in alto di cui egli ci ha parlato il giorno precedente.
Un gruppo si affiancherà a delle guide del Parco che saranno impegnate in una perlustrazione, per il controllo del territorio del Parco, nella zona dell’Inghiottitoio del Rio Santa e cercherà di raggiunge questo e di dare una occhiata anche nelle zone circostanti.
Il terzo gruppo raggiungerà nuovamente Cueva Bella per fare foto, rilievo e cercare di capire meglio da dove proviene l’aria.
Il gruppo con Alex dopo diverse ore di cammino, come previsto, raggiunge l’ingresso alto.
Per raggiungerlo si è dapprima guadato l’imponente Rio Huallaga, il grande fiume che attraversa Tingo Maria e che in qualche tratto raggiunge i 120 m di ampiezza. Saliti su una sorta di teleferica, azionata a mano e a bordo di un cestone, il gruppo guada il Rio Huallaga e le sue acque profonde. Alex ci spiega che in questa zona non ci sono ponti per attraversare il fiume, si utilizza esclusivamente questa tecnica o delle imbarcazioni per raggiunger la sponda opposta; questo per cercare di ridurre al minimo i passaggi e la frequentazione oltre di essa, nel tentativo di proteggere al meglio la natura e la biodiversità che contraddistinguono le aree più remote della del Parco e de la Durmiente.
Successivamente procedendo in salita lungo un ampio vallone fitto di vegetazione, si raggiunge una zona di cresta dove è possibile scorgere il punto dove si apre la grotta.
Seguendo il fiuto e il senso di orientamento di Alex e continuando a farsi largo con il machete nella selva, il gruppo raggiunge quindi l’ingresso della cavità.
L’ingresso si presenta come una grande diaclasi che si apre tra la fitta vegetazione della selva. Larga circa 5 m e lunga circa 10 m ha levigate pareti verticali, completamente avvolte da vegetazione, che presentano segni di carsificazione.
Scendendo per circa 40 m, alla base del pozzo di ingresso, parte uno scivolo detritico di circa 5 m che si affaccia su un secondo pozzo di circa 20 m. La grotta nella sua parte terminale risulta, tuttavia, occlusa da detriti e stringe su una stretta diaclasi in cui non vi è possibilità di passare oltre. Purtroppo non è un ingresso alto del grande sistema sotterraneo che ipotizziamo possa esserci nel ventre della massiccio. Si rileva, si documenta e si decide che sarà Alex a “battezzarla”.
Alex decide di chiamarla Grotta de la teta de la Durmiente, per la sua ubicazione nel profilo anatomico della Durmiente.
Si rientra constatando la difficoltà di esplorazione dell’area dove la fittissima vegetazione, e la natura incontaminata, la fanno da padroni e dove, Alex stesso ci conferma, mai nessuno, almeno recentemente e a memoria locale, ha messo piede nelle parti più alte e più lontane dal fondovalle.
Il gruppo nella zona di Rio Santa, nel frattempo, trova non poche difficoltà a raggiungere l’ingresso di questo inghiottitoio. La zona è estremamente paludosa e difficile da attraversare. Le guide del Parco sconsigliano di proseguire oltre e decidono di procedere per le loro perlustrazioni per zone più facilmente percorribili. Non ci resta che assecondare la loro scelta essendo noi a loro seguito.
Si decide quindi di staccarci un po’ da loro, e di proseguire in autonomia. Solamente una volta raggiunta una zona più agilmente percorribile proviamo quindi a risalire un po’ il massiccio per cercare di raggiungere alcune delle doline osservate dalle immagini satellitari.
Purtroppo, come ipotizzabile, la progressione è molto lenta e faticosa. Nonostante le diverse ore dedicate le nostre perlustrazioni restano abbastanza circoscritte e, comunque, abbastanza lontane dalle zone sommitali del massiccio dove sono concentrate gran parte delle doline viste da immagini satellitari e segnate sulla vecchia mappa.
Delle perlustrazioni qui richiederebbero intere settimane dedicate esclusivamente a questo scopo e necessiterebbero di giorni di accampamento nella selva.
Le guide ci spiegano che, talvolta, effettuano perlustrazioni di controllo del territorio che si prolungano per più giorni. Per questa attività si appoggiano su una sorta di campo avanzato presente qui nella selva e dove è possibile pernottare un po’ più comodamente.
Si offrono di accompagnarci nuovamente in futuro, se torneremo in un periodo in cui sono meno impegnati e lontano dalla festa di San Juan che li vede molto occupati per il notevole aumento dei flussi turistici, e propongono di poter utilizzare tale campo per delle eventuali battute esplorative di più giorni.
Il terzo gruppo intanto raggiunge Cueva Bella dove procede a rilievo e foto.
Tenta anche di far un sorvolo con drone sulla volta, all’interno del grande sfondamento, per capire se la frattura che risale lasci intravedere possibilità di prosecuzione e meriti di essere dedicato tempo ad essa di una ulteriore risalita. Purtroppo il drone, dopo circa una decina di metri, perde il segnale e si “parcheggia” su una cengia. Viene recuperato, arrampicando sulla parete, solamente dopo circa un’ora; visto il tentativo fallito non resta che provare una ulteriore risalita nei prossimi giorni per verificare se la frattura ha una prosecuzione o meno.
Ci ricongiungiamo nuovamente tutti in serata e riprogrammiamo le attività del giorno successivo.
21 Giugno
Dopo la solita sostanziosa colazione che ci farà, come sempre, anche da pranzo, ci dividiamo nuovamente, in tre gruppi di attività. Un gruppo si occuperà di una nuova risalita nella Lezuchas. Due gruppi separati raggiungeranno invece due grotte conosciute e frequentate dai locali, e segnalateci anche dai guardia Parco, nel massiccio opposto alla Durmiente, quello dove alla base si trovano le sorgenti sulfuree.
Un gruppo si dedicherà a vedere una grotta utilizzata dalle comunità locali per attività speleo-turistiche chiamata Huayna Capac, l’altro, accompagnato dalle guide Jefferson ed Alex che conoscono bene la zona, andrà a vedere un’altra grotta segnalata per la sua bellezza e chiamata Milo Incantos.
Il gruppo risalite inizia a procedere in direzione opposta alle risalite fatte in precedenza. Dalla grande cengia, che si staglia sopra all’ampio salone e alla sommità della grande colata calcitica già risalita, si procede salendo di circa 45° e indirizzandosi verso un punto dove si intravedono altre possibili gallerie superiori. Poco più in alto dalla cengia, a circa 30 m dalla base del salone, si dipanano ulteriori piccole gallerie fossili che, tra cunicoli, cupole e passaggi tra grandi blocchi riconducono sempre al salone principale. Le morfologie incontrate lasciano sempre meno dubbi, la grotta ha certamente una formazione influenzata fortemente da fenomeni di ipogenismo.
La volta è ancora lontana e la frattura prosegue in salita verso livelli superiori, bisognerà salire ancora arrampicando.
Il gruppo a Huayna Capac, a differenza del gruppo impegnato nelle risalite, si concede una giornata di relax.
Huayna Capac è un tranquillo abitato isolato e immerso nella selva. Qui vive una serena comunità locale che, per sostenersi, oltre alle coltivazioni, ha dato vita ad una attività turistica utilizzando una grotta che si trova in prossimità del villaggio. Alcuni locali fanno da guide in questa grotta accompagnando occasionali turisti, a pagamento, in una attività speleo-turistica; fornendo agli stessi calzature e illuminazione, li accompagnano nella discesa di questa vera e propria forra sotterranea. La grotta infatti si presenta come un inghiottitoio che sia apre lungo un torrente e in cui le acque si inabissano scendendo per diversi piccoli salti lungo pareti scure e levigate, sino a raggiungere un lago terminale dove esse, infiltrandosi, proseguono il loro viaggio nel buio e dove non è possibile proseguir oltre.
I locali tengono molto a questo luogo che permette loro di ottenere un po’ di sostentamento economico.
Il gruppo decide di visitare questa grotta per non tradire la fiducia e le aspettative di coloro li avevano accompagnati li.
La giornata sarà occasione, tuttavia, per avere informazioni interessanti dagli abitanti locali che ci parlano di un altro pozzo molto profondo nella zona e in cui si offrono di accompagnarci nei giorni successivi.
Il terzo gruppo diretto a Milo Incantos, intanto, si deve arrestare su un piccolo ponte che attraversa un torrente in una delle tante piccole pianure, coltivate e circondate dalla selva, che costituisco il massiccio. Tre persone stanno sistemando il ponticello fatto di tronchi tagliati.
Incuriositi alla nostra visione ci chiedono il motivo di perché fossimo giunti lì e, dopo essersi affrettati a riparare il passaggio, decidono di seguirci per raggiungere anch’essi la grotta sempre più interessati alla nostra presenza.
Raggiungiamo quindi la grotta accompagnati da questi nuovi componenti capitanati da Noè, un abitante locale che conosce davvero molto bene la zona.
Milo Incantos si presenta come un grande anfiteatro da cui esce un torrente che, percorse poche decine di metri alla luce del sole, torna ad inabissarsi rapidamente in un inghiottitoio.
E’ chiaramente una grande dolina, sfondata nella volta, dove questo corso d’acqua sotterraneo torna a vedere, seppur per un breve tratto, la luce del sole.
L’inghiottitoio è occluso da detriti di ed è impenetrabile. Sul lato opposto della dolina l’acqua fluisce invece da una galleria in cui il passaggio è completamente occluso dal flusso di portata. Jefferson ci dice che, in un periodo più secco, è oltrepassato oltre questo basso passaggio e si è trovato in un grande salone dove era visibile una galleria, racconta di non aver proseguito oltre per timore.
La grande quantità di fango, che si può vedere appiccicato sino a qualche metro più in alto dal greto del torrente e che occlude le gallerie laterali a quella principale e da dove proviene il flusso d’acqua, suggerisce che la grotta è interessata da intensi fenomeni di piena.
Jefferson ci conferma che in una di queste gallerie laterali, sino poco tempo fa, era possibile accedervi e introduceva dentro al grande salone da lui visto; purtroppo ora, anche tale galleria, risulta occlusa da una norme massa di fango, deve essere, evidentemente, il frutto di qualche recente piena.
Non resta che prendere nota e, dopo aver scattato qualche foto, decidiamo di rientrare.
Noè, sempre più incuriosito delle nostre attività, ci parla di un altro pozzo che si inabissa poco distante da questo luogo, decidiamo ovviamente di andare a vedere.
Si offre di accompagnarci a seguito di una piccola mancia, ovviamente accettiamo volentieri.
Ritornando indietro, attraverso la strada da cui eravamo arrivati, ci fermiamo in prossimità di una grande dolina profonda circa una ventina di metri. A lato di essa si apre un breve sentiero che, superate piccole coltivazioni, si perde nella selva.
Noè, con passo sicuro, fa strada tra la fitta vegetazione fino alla grotta.
Il pozzo è un bell’inghiottitoio circolare che scende nel mezzo della selva.
E´ semi-occluso da grandi tronchi caduti dentro e fitta vegetazione sulle sue pareti di ingresso. Attrezziamo ed iniziamo a farci largo bonificando il materiale pericolante per iniziare scenderlo. Scendendo, con un rilevatore di CO2 appeso per evitare sorprese, raggiungiamo la base del pozzo a circa 30 m dall’ingresso.
Il pavimento è occluso da detrito e, alla base del pozzo principale, su un lato, si apre una piccola saletta. Unica possibile prosecuzione si intravede sulla nostra destra dove sembra possa infiltrarsi, in uno stretto imbuto in discesa, l’acqua.
La possibile via è stretta e semi-occlusa da pietre ma le sue pareti sembrano ben levigate, potrebbe esserci un passaggio. Ci avviciniamo ma notiamo strisciare, proprio davanti al buco, un grande serpente corallo che si rannicchia spaventato in un piccolo pertugio. Sicuramente è caduto dentro accidentalmente e ha trovato qui il suo territorio di caccia e riparo, meglio girare i tacchi e lasciare il serpente tranquillo nel suo territorio.
Risaliamo facendo alcune battute di rilievo e, proprio a ridosso del frazionamento all’imbocco del pozzo, un altro piccolo corallo negro ci attraversa; Alex ci rassicura sia sicuramente meno pericoloso dell’altro perché più piccolino nelle dimensioni, ma, in ogni caso, è meglio allontanarsi rapidamente per evitare problemi.
Disarmando velocemente usciamo e la battezziamo Cueva del Corallo.
Ci ricongiungiamo tutti insieme in serata per riferire ciascuno delle proprie attività e programmiamo gli impegni per i giorni successivi.
22 Giugno
In questo giorno saranno due i gruppi di attività, uno continuerà le risalite alla Lezuchas, l’altro si recherà nuovamente nell’interessante zona di Huayna Capac per vedere il profondo pozzo di cui hanno parlato i locali.
Alla Lezuchas le risalite proseguono su cenge vertiginose e ampie placche calcificate, diversi sono i tentativi ma purtroppo non si trovano passaggi possibili. Ogni pertugio sotto questa grande volta sembra chiudere inesorabilmente. Non vi è traccia del passaggio d’aria avvertito lungo il tratto della prima risalita fatta nei giorni scorsi.
Il secondo gruppo raggiunge invece nuovamente il villaggio di Huayna Capac, ad attenderli Manuel, una guida che conosce il pozzo e che dice essere molto profondo e di esservi sceso avendo un po’ di esperienza con le corde. Racconta che ha visto una grande galleria che diparte da esso ma di non aver proseguito oltre. Ci accompagneranno anche Shekina, suo papà e il loro cane, tre abitanti del villaggio molto incuriositi dalle nostre attività.
Procedendo per uno stretto sentiero aperto nella selva, dopo circa 1 ora e mezzo di cammino, raggiungiamo un torrente che si immette in una piccola forra e che, dopo poco, sprofonda letteralmente in una grande diaclasi.
L’ingresso è maestoso e contornato da vegetazione; dal ciglio non è possibile scorgere il fondo del pozzo; l’entusiasmo è alle stelle. Iniziamo ad attrezzare la vertiginosa discesa accompagnati da piccoli colibrì e guaciari che ci scortano e sorvegliano le nostre intenzioni.
A circa metà pozzo il gracidio dei guaciari aumenta, anche qui è presente una colonia molto numerosa che ora fa sentire, intimorita da questi ospiti inattesi, la sua presenza.
Arrivati alla fine della lunga discesa ci troviamo alla base del grande pozzo di oltre 60 m che si staglia sopra di noi ed in mezzo ad un grande salone da dove, effettivamente, parte un’ampia galleria come esattamente detto da Manuel.
L’entusiasmo è sempre maggiore. Iniziamo ad avanzare e la grotta, dopo pochi metri, assume la conformazione di un’ampia forra sotterranea dove score un torrente vivace e fragoroso.
Dopo aver attrezzato un traverso, in compagnia di 2 grandi tarantole che sorvegliano rannicchiate nei loro ripari, che permette di oltrepassare un’ampia pozza, continuiamo a percorrere rapidamente la grande galleria e il torrente che scorre in essa tra saltini, brevi disarrampicate e salettine di crollo che si aprono lungo il percorso.
Nel torrente pesci e granchi, di tanto in tanto, fanno la loro apparizione da sotto qualche grossa pietra.
Davvero una sorpresa inattesa questo pozzo nella selva che ci ha catapultato in questo vero e proprio fiume sotterraneo.
Raggiungiamo abbastanza rapidamente un bivio da dove, una galleria, salendo, mostra un ulteriore arrivo d’acqua. Siamo praticamente in un piccolo collettore. L’entusiasmo è sempre maggiore.
Sono stati percorsi sicuramente qualche centinaio di metri dalla base del pozzo e la grotta sembra continui ad andare. E’ tardo pomeriggio il gruppo decide di risalire per riprendere il sentiero di ritorno prima che faccia buio. Torneremo domani per continuare l’esplorazione e documentare.
Ci si ritrova la sera per cenare e per un briefing in cui le delusioni accumulate dalle risalite faticose e, purtroppo sin ora infruttuose, sono finalmente attenuate da questa nuova entusiasmante possibilità esplorativa.
23 Giugno
Si proseguono ancora le attività in tre gruppi. Un gruppo prosegue nella esplorazione dell’abisso trovato a Huayna Capac, un gruppo si occupa di rilievo e foto ed un terzo gruppo torna alla Lezuchas per ripercorrere i tratti sin ora esplorati nella ricerca di nuove eventuali vie non viste e dell’aria perduta.
Il gruppo alla Lezuchas arma un traverso su uno dei pozzi delle prime risalite. Da qui, attraverso una lunga cengia un po’ esposta, si raggiunge quella che potrebbe essere la partenza di una galleria. Purtroppo essa si rivela una grande nicchia che dopo alcuni metri chiude. Non è altro che una delle tante cupole caratteristiche delle grotte ipogeniche, si dovrà continuare a cercare altrove un possibile passaggio.
Il gruppo a Huayna Capac esplora e documenta l’abisso sceso il giorno precedente. Risulteranno essere una serie di gallerie e ambienti che scendono per oltre 340 m e che, purtroppo, chiudendo su un sifone terminale, non hanno reso possibile proseguire oltre.
Il ramo intercettato, da dove arrivava acqua e che procede in salita, viene esplorato invece per oltre 200 m; ci si è arrestati in un punto in cui la grotta si abbassa e stringe e da cui usciva un notevole flusso di portata che non permetteva di procedere oltre.
Si decide di chiamare la grotta con il nome di Canyon de los Guácharos in onore del suo rumoroso abitante che nidifica all’interno.
24 Giugno
Il 24 Giugno è la festa di San Juan, una festa molto sentita presso i popoli della selva. Tutti a Tingo Maria sospendono le loro occupazioni quotidiane e festeggiano; molte persone confluiscono in città, nella settimana che precede questa ricorrenza, per celebrare l’evento.
Anche noi sospendiamo le nostre attività, per rispetto delle tradizioni locali, e ne approfittiamo per conoscere un po’ meglio questa cittadina e le sue tradizioni.
La Festa de San Juan, a Tingo María, si svolge ogni anno il 24 giugno, ma i festeggiamenti e le cerimonie si estendono per diversi giorni, solitamente dal 13 al 24 giugno.
Questa è considerata la festa più importante e rappresentativa dell’Amazzonia peruviana.
Il 24 giugno è il giorno principale, in esso si celebrano a Tingo Maria cerimonie, una processione e si festeggia con balli tradizionali.
Molte delle celebrazioni principali, inclusi concerti e festival gastronomici, si tengono presso la Playa di Tingo, lungo le rive del Rio Huallaga.
In questo giorno tutti festeggiano gustando il piatto tradizionale, il juane, a base di riso, pollo/gallina e uova, avvolto in foglie di bijao.
Abbiamo anche noi occasione di gustare questo piatto tipico grazie ai nostri amici peruviani.
La festa è animata da musica amazzonica dal vivo e da la tradizionale “pandillada”, una danza di gruppo per le strade della città.
Molte persone sfilano in auto tra la Grotta della Lezuchas e la città per festeggiare la ricorrenza, creando ingorghi festosi, chiassosi e confusionari.
La Festa di San Juan (San Giovanni Battista) ha origini che fondono antichi riti pagani, legati al solstizio d’estate, con la tradizione religiosa cristiana introdotta dai colonizzatori spagnoli.
In origine, la festa era una celebrazione pagana che coincideva con il solstizio d’estate e in cui si onorava il sole nel momento del suo massimo splendore e si accendevano falò per dargli forza mentre iniziava ad “indebolirsi” nei giorni successivi.
Il fuoco e l’acqua erano elementi centrali nei rituali di celebrazione.
Con l’arrivo del cristianesimo, i colonizzatori di fede cristiana, hanno sovrapposto queste celebrazioni alla figura di San Giovanni Battista, la cui nascita si celebra il 24 giugno.
San Giovanni è una figura simbolica legata all’acqua; questo ha permesso una fusione tra i riti ancestrali e questa figura, permettendo di dare un nuovo significato religioso, portato dai colonizzatori, a questa festa.
Nella selva peruviana, dove San Giovanni Battista è il santo patrono di diverse regioni, la festa ha acquisito connotazioni uniche che combinano le tradizioni coloniali con le credenze indigene amazzoniche.
In sintesi, la Festa di San Juan è un vibrante esempio di sincretismo culturale, dove le fiamme purificatrici e l’acqua rigeneratrice dei riti pagani si uniscono alla devozione cristiana per San Giovanni Battista, celebrando la natura e l’identità culturale del popolo amazzonico.
25 Giugno
Il 25 Giugno è il giorno, concordato, dedicato ad una giornata di formazione destinata alle guide del Parco e ad alcuni volontari. La mattina, una delegazione del gruppo, sarà impegnata a presentare i risultati delle attività e delle esplorazioni, svolte nei giorni precedenti, alle autorità del Parco ed alle guardia parco presenti.
Vengono ricevuti in un incontro, presso la sede del Parco a Tingo Maria, dove possono illustrare le attività esplorative svolte e spiegare l’importanza di queste ricerche.
Un altro gruppo si dedica, nel frattempo, ad attrezzare una palestra di roccia nell’antro di ingresso di Cueva 2; sarà utile per svolgere delle lezioni di progressione su corda, destinate alle guardia parco ed accompagnatori che, in questi giorni di attività, ci hanno supportato e che si sono mostrate interessate a conoscere meglio anche questi aspetti tecnici dell’attività speleologica.
Nel pomeriggio, mentre un gruppo di persone si occupa di questa formazione pratica in palestra di roccia, un altro gruppo inizia a risalire il camino e la frattura che si innalza sopra Cueva Bella e dove non eravamo riusciti ad escludere possibili prosecuzioni con il volo del drone.
Purtroppo, anche qui, non resta che constatare che la grotta chiude e che non siamo ancora sulla strada giusta. Resta il dilemma irrisolto dell’aria fredda che, anche quest’oggi, si può avvertire in uscita affacciandosi sull’ingresso basso di Cueva Bella.
Un gruppo raggiunge invece la Grotta della Lezuchas per rilevare tutte le zone risalite negli ultimi giorni. Ripercorrendo le varie vie risalite procedono rilevando, cercando di restituire al meglio tutte gli angoli del grande salone osservati. Infilandosi in un passaggio basso, in una galleria fossile che si intercetta alla sommità della grande parete calcitica della prima risalita fatta, si immettono in una salettina che li introduce poi in un grande salone molto ampio e concrezionato. Procedendo verso il margine estremo di esso si ritrovano sul bordo di un ampio e profondo pozzo, e si accorgono di essere su una zona nuova ed ancora non esplorata!! Sopra il grande pozzo si intravedono delle volte di galleria che lasciano intuire nuove possibili prosecuzioni.
La Grotta della Lezuchas non ha finito di sorprenderci, nuove risalite ci attendono, la sua formazione di origine ipogenica rende sicuramente complessa ogni attività di esplorazione.
Ci ritroviamo nuovamente a sera per cenare e festeggiare tutti insieme con rinnovato entusiasmo, resta ormai solamente un giorno per le nostre esplorazioni e la grotta non ha smesso ancora di riservarci sorprese, l’indomani vedremo cosa ancora ci attende e se finalmente troviamo il passaggio tanto cercato e che conduce nel ventre profondo della Durmiente.
26 Giugno
Il 26 Giugno è l’ultimo giorno utile per svolgere le nostre attività di esplorazione.
Dobbiamo anche destinare qualche ora alla preparazione di tutti i bagagli, pulire e riporre in essi tutta la nostra attrezzatura portata, e rtordinare tutto per il viaggio di rientro
Decidiamo quindi di destinare il poco tempo rimanente a fare tutti un sopralluogo nella Lezuchas per vedere il nuovo ambiente trovato il giorno precedente e per vedere se da esso è possibile individuare qualche prosecuzione.
Il nuovo salone è molto concrezionato e sembra possa lasciar intuire una passaggio verso le sue parti più alte nella volta. Ci rendiamo conto però, attraversandolo, che stiamo tornando indietro; ci stiamo dirigendo verso i pozzi risaliti nelle prime esplorazioni del 2004.
In effetti risulterà che, il grande pozzo che si apre sul margine terminale della nuova sala trovata, è l’attacco del grande camino visibile da sotto, alzando gli occhi, nella prima sala, quella che si incontra dopo i passaggi nel guano, alla base di esso ci siamo ogni volta lavati sotto un fluente stillicidio.
Risulterà esso essere un pozzo di circa 120 m che comunica quindi con il primo dei quattro livelli attualmente visti nella Grotta della Lezuchas.
Attraversandolo su un suo lato, attraverso una cengia, riusciamo a raggiungere una piccola galleria circolare che, scendendola per circa 15 metri, e disarrampicando poi su una parete per circa 5 m, ci introduce in ulteriore grande ambiente.
Con un certo stupore ci rendiamo conto che siamo in Cueva Bella!! Involontariamente abbiamo fatto una piccola traversata.
Ecco finalmente svelato il mistero, ora sappiamo da dove provenisse quell’aria fredda che usciva dall’ingresso basso della Cueva Bella, è aria che arriva dalla Lezuchas!!
La Grotta de la Lezuchas, si sviluppa oggi per 1260 m di lunghezza, il dislivello complessivo raggiunto, tra il primo livello percorso e il quarto livello raggiunto con le risalite, è di circa 200 m. Dal grande salone di 100 m per 40 m alto 75 m, raggiunto nel 2004, risalendo, si è esplorato una galleria che biforca. Quest’ultima, larga circa 15 m X 15 m, si sviluppa per circa 230 m di lunghezza complessiva.
Nonostante il grande impegno messo in atto nelle risalite, le battute esterne e le grandi aspettative esplorative, inevitabili, considerando i grandi ambienti che caratterizzano la Lezuchas, purtroppo, ad oggi, non è stato possibile trovare una prosecuzione verso ulteriori grandi ambienti nè una via percorribile nel ventre della Durmiente e nel grande collettore che è ipotizzabile possa esserci in essa.
Rientriamo al campo comunque felici, soddisfatti dalle ricerche e delle esperienze di queste settimane e ripagati, in parte, da questa piccola scoperta che potrà essere utile ad eventuali future esplorazioni.
Il “nuovo ingresso”, che ha oggi la Lezuchas, introduce abbastanza rapidamente verso il suo attuale livello più alto e, soprattutto, consente di evitare il passaggio attraverso il lungo tratto, zeppo di guano, nella prima galleria della grotta.
Al campo festeggiamo cenando insieme ai nostri amici peruviani e ci congediamo da loro, ringraziandoli per il grande supporto offerto e per la loro sincera amicizia mostrata in questi giorni di attività.
27 Giugno
Il 27 Giugno, prima dell’alba, ripartiamo a bordo di tre auto di una agenzia che svolge trasporti di collegamento per Lima e per altre località del Perù.
Optiamo per questa scelta pensando possa essere un po’ più confortevole e più comoda rispetto al bus dell’andata.
Purtroppo non si rivelerà esattamente così. Il viaggio sarà infatti, comunque, lunghissimo, circa 16 ore complessive, a causa di un guasto ad una delle tre auto ed al percorso che, passando per Cerro de Pasco a oltre 4300 m e raggiungendo circa i 4900 m di quota, permette di oltrepassare nuovamente le Ande e raggiungere, attraverso strade tutt’altro che comode, la capitale.
Arriveremo a Lima alle ore 20 circa dove ci incontreremo nuovamente con James e alcuni degli altri amici peruviani, partiti anch’essi in mattinata con il loro pick-up, e che avevano provveduto a portare un po’ dei nostri sacchi di materiale.
Ci congediamo nuovamente da loro e ci ritiriamo nel nostro hotel dove passeremo la notte.
All’alba del mattino successivo raggiungeremo l’aeroporto Jorge Chavez dove imbarcheremo per il volo di rientro in Italia.
CONCLUSIONI
Le attività svolte nei giorni di spedizione hanno prodotto soddisfacenti risultati; ciò considerando il poco tempo a disposizione (causa anche gli inconvenienti iniziali), e le difficoltà di svolgimento di queste operazioni in un territorio abbastanza ampio e caratterizzato, in maniera prevalente, dalla foresta della selva, luogo selvaggio dove anche una semplice perlustrazione non è mai assolutamente banale.
Le risalite effettuate nella Grotta della Lezuchas non hanno permesso purtroppo di individuare prosecuzioni della grotta. Resta tuttavia la concreta possibilità, considerando anche la sua chiara formazione ipogenica, che questa possa essere solo una piccola porzione di un grande sistema idrogeologico che è ipotizzabile si sviluppi nel massiccio della Durmiente. Ciò considerato le importanti risorgenze che sono visibili in prossimità della Lezuchas. E’ quindi assolutamente lecito ipotizzare che in esso possano celarsi altri grandi vuoti, più o meno collegati tra loro, e ulteriori passaggi a noi accessibili. Tuttavia la ricerca di ulteriori possibili accessi nella selva è assolutamente difficile da realizzare a causa del territorio selvaggio ed inesplorato, e richiederebbe una attenta pianificazione e molto tempo dedicato a tale esclusiva attività. Non è inoltre da escludere a priori che, ulteriori ricerche più fortunate all’interno della grotta, possano in futuro invece permettere di individuare qualche stretto o occluso passaggio (da noi non visto) che possa far accedere a nuovi ambienti; ciò sempre in virtù della natura ipogenica della grotta che, ben si sà, contraddistingue spesso tali grotte per difficoltà di esplorazione a causa delle sue caratteristiche morfologiche.
Sul massiccio che si innalza opposto alla Durmiente è invece leggermente più agevole muoversi e svolgere battute esplorative, e le comunità locali, che ivi vivono e che ci hanno indicato l’abisso Canyon de los Guácharos, ci hanno parlato di ulteriori pozzi profondi presenti nella selva.
Anche qui non è assolutamente da escludere che future battute ed esplorazioni possano portare a buoni risultati e nuove scoperte; ciò considerando le morfologie nel territorio visionate, che lasciano intuire una evidente attività carsica, e che tali territori non sono praticamente stati mai oggetto di questo tipo di ricerche in maniera sistematica.
Anche la stessa grotta di Milo Incantos, conosciuta da tempo dai locali, ci ha confermato Jefferson (una nostra guida) presenta un ulteriore ambiente in cui non abbiamo potuto accedere a causa della grande portata del flusso idrico in uscita che in interessava il passaggio da cui si accede ad esso.
Non è da escludere quindi che, passando oltre esso in periodo più secco, possano esserci possibili prosecuzioni in quanto, Jefferson, ci ha descritto tale ambiente come un grande salone dove nessuno si è mai avventurato oltre.
Senza dubbio un grande e difficile problema da affrontare è la massiccia presenza di notevole materiale organico presente in molte delle grotte visionate; ciò ci ha creato non pochi problemi a causa della altissima (e concreta) possibilità di contrarre l’istoplasmosi frequentando tali ambienti per lunghi periodi e svolgendo attività di esplorazione in essi.
Uno dei risultati più gratificanti della nostra esperienza è stato infine, senza dubbio, aver avuto la possibilità di allacciare ottimi rapporti con le guide locali del Parco di Tingo Maria, con le sue autorità e di incontrare e conoscere i nostri amici dell’ECA che sono stati disponibilissimi nei nostri confronti e assolutamente determinanti in tutte le attività svolte.
ISTOPLASMOSI
Al rientro in Italia una poco piacevole sorpresa ci attende.
Nelle settimane successive al rientro diversi componenti del gruppo rilevano sintomi febbrili e influenzali e problemi di carattere respiratorio.
Consci dei rischi relativi alla grande presenza di guano in grotta, nonostante le precauzioni prese, crediamo di aver contratto l’istoplasmosi.
Molti di noi rilevano stato di malessere generale e problemi riconducibili a questa malattia respiratoria che si contrae respirando microscopiche spore funginee che possono essere presenti in grotte molto calde e umide (come quelle tropicali) e che sollevandosi, magari passandoci sopra, possono essere inalate e dar vita allo sviluppo, all’interno delle cavità polmonari, del fungo stesso che inizia a proliferane nel substrato (caldo e umido) che i nostri polmoni offrono.
Subito ci mettiamo in contatto l’un l’altro riferendo ciascuno dei propri problemi.
Tre persone dicono di aver avuto degli occasionali episodi febbrili con sintomi influenzali leggeri che sono svaniti nell’arco di 1-2 giorni.
Altre otto persone rilevano invece il problema in maniera persistente con forti sintomi di malessere fisico quali febbre, mal di testa, mal d’ossa e articolazioni, forte tosse e ridotta capacità respiratoria.
Solamente due persone del gruppo non rilevano nessun problema.
Contattiamo subito i nostri diversi medici di base e qualche pronto soccorso.
Purtroppo rileviamo che, essendo il problema qui nel nostro continente europeo quasi praticamente inesistente e che tale patologia è praticamente conosciuta solo in ambito speleologico, non è facile avere indicazioni su cosa meglio fare e su quali cure eventualmente intraprendere.
Grazie all’impegno della nostra Elizhabet, di origine messicana, riusciamo a metterci in contatto con Daniel, un suo amico, ricercatore di Città del Messico che conosce molto ben il problema e che riesce a fornirci le prime indicazioni.
Riusciamo, quasi contestualmente, a metterci in contatto inoltre con l’ospedale Spallanzani di Roma che ci prende immediatamente in carico in cura presso di loro, nel reparto di Malattie Infettive Tropicali ad Alto Rischio di Contagio.
Sebbene l’istoplasmosi non sia contagiosa, rimaniamo, ovviamente, ricoverati in 6 di noi presso tale struttura per ogni eventuale accertamento utile ad escludere ogni altro possibile problema e altre malattie.
Presso l’ospedale i medici iniziano inoltre a fare i vari esami e test di ricerca per avere una diagnosi.
Sei di noi rimarranno ricoverati qui per diversi giorni, alcuni anche per circa 3 settimane, altri due saranno invece ricoverati, uno a Forlì l’altro a Pescara, e seguiranno lo stesso percorso supportati sempre dallo Spallanzani di Roma.
Per alcuni il problema si risolverà in maniera autonoma dopo alcuni giorni di degenza, e verranno dimessi. Per altri sarà invece necessario intraprendere, successivamente alle dimissioni, una cura a base di itraconazolo da somministrare per diverse settimane.
Anche alcuni dei nostri amici peruviani hanno contratto la malattia sebbene con sintomatologia più lieve.
Solamente due persone del gruppo italiano non hanno avuto problemi Elizhabet, nata e vissuta per molto tempo in Messico, e Sandro, che aveva effettuato diverse spedizioni in ambiente tropicale.
Sia i medici italiani che il nostro amico ricercatore messicano, ci hanno spiegato che la risposta immunitaria al problema non è per tutti identica.
Daniel, il ricercatore, in particolare, ci riferisce che, sebbene non vi siano ancora evidenze scientifiche documentate, è altamente probabile che, come emerso da loro ricerche fatte, alcuni individui che entrano a contatto spesso e gradualmente con questo problema possono “abituare” il loro sistema immunitario ed avere quindi una risposta immunitaria più pronta ed efficace a contrastare la diffusione del fungo.
Resta da registrare che la Grotta della Lezuchas e l’area circostante sono sicuramente ad altissimo rischio per questo tipo di problema e che, sebbene tutte le precauzioni che si possono prendere in merito ad esso, l’azione contenitiva di questo è sicuramente molto difficile e assolutamente difficilmente azzerabile, sopratutto nell’intraprendere attività di esplorazione speleologiche qui e comunque in tutte quelle situazioni che implicano accessi in grotte dove è presente guano (grotta turistica inclusa).
EXPEDICION ESPELEOLOGICA
ITALO-PERUANA 2025
Hanno partecipato:
Annese Giada
Bruffa Grazia
Barontini Lorenzo
Burzacca Fabiano
Farinelli Stefano
Ferranti Daniele
Gutierrez Fregoso Elizhabet
Mariani Sandro
Miele Valeria
Nicolini Riccardo
Pietrolungo Giuseppe
Sciamanna Simone
Tartaglini Matteo
Valle Virginia
Espeleo Club Andino
James – Carol – Pedro- Maria – Pablo – Nathalie – Angela